Propoli e biodinamica 3

L’ape ha la capacità di assorbire tutte le sostanze presenti nell’aria e nelle piante su cui si posa e per questo è molto importante che le zone in cui vengono allevate le api per la produzione di propoli siano lontane da fonti di inquinamento, che le api vengano allevate secondo il regolamento dell’agricoltura biologica-biodinamica e che la propoli sia certificata.Tendenzialmente la propoli migliore è quella prodotta da api che sono al confine tra aree montane e pianeggianti o comunque presso boschi di conifere. Le produzioni più elevate comunque si raggiungono dove vi è la presenza di pioppi e betulle, piante fortemente specializzate nel regolare gli eccessi di umidità e quindi nel produrre le resine. Risulta importante distinguere la propoli prodotta in primavera da quella prodotta in estate non solo per la presenza del ferro meteoritico come detto in precedenza. La propoli primaverile è molto più ricca di ormoni naturali (auxine e giberelline) sostanze capaci di stimolare la crescita vegetale mentre la propoli estiva è considerata la migliore in quanto è in grado di condensare maggiormente luce e calore, elementi naturali che servono all’ape per passare il lungo inverno in un sonno buono e salutare. La propoli estiva è quella che generalmente viene impiegata per le tinture idroalcoliche ad uso umano.
Come viene estratta la propoli?
La propoli viene estratta senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi. Viene raccolta dalle arnie con dei sistemi ancora oggi molto artigianali, stiamo però parlando solamente di apicoltura biologica-biodinamica.
I sistemi di raccolta possono essere diversi, ne descriviamo principalmente due : il primo è la raschiatura ovvero con un raschietto vengono grattate superfici ed angoli delle arnie staccando la propoli pezzettino per pezzettino; il secondo è la raccolta e viene eseguita mettendo particolari reti metalliche su cui l’ape appiccica la propoli. Successivamente queste reti vengono raccolte e messe in frigorifero a basse temperature per favorirne il distacco. La propoli infatti ha proprietà colloidali e si solidifica a basse temperature mentre diventa fortemente gommosa alle alte temperature.
Questa caratteristica è molto importante in quanto la propoli libererà molte delle sue proprietà quando è a contatto del calore corporeo.
La propoli migliore tra le due è comunque la prima (ottenuta per raschiatura), in quanto non subisce il processo di raffreddamento e non viene sottratta quella particolare forza, molto utile per l’efficacia terapeutica, che si chiama “etere di calore”.
Successivamente la propoli deve essere sciolta per essere utilizzata, ma di per sé non è solubile. Pertanto deve essere immersa, previa frantumazione, in una soluzione alcolica che a seconda della finalità ha una diversa gradazione. Generalmente la gradazione può andare dai 60° fino agli 80° per l’estrazione. Questo procedimento viene impiegato per estrarre le parti più “dure” della propoli. La sostanza così ottenuta è detta propoli alcolica.
E’ possibile anche scioglierla in acqua a partire dallo stato solido attraverso un processo di calore e di agitazione dei liquidi. La propoli viene messa in acqua calda e con particolari frullatori ritmici che funzionano ad intervalli variabili viene rimescolata anche per diverse settimane. L’estrazione acquosa generalmente viene impiegata per le persone che non tollerano l’alcool ma soprattutto per salvaguardare le parti più eteree della propoli. Successivamente la propoli acquosa e quella alcolica vengono miscelate fra loro in diverse proporzioni a seconda degli scopi. Ad esempio prima dell’utilizzo a scopo umano viene abbassato notevolmente il grado alcolico per renderla gradevole, tollerabile, ma soprattutto non pericolosa sia per gli adulti che per i bambini. (fine terza parte)

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