I microrganismi probiotici commerciali e la loro compatibilità con l’agricoltura biodinamica (seconda parte)

L’uso dei microrganismi probiotici attivati sulla vegetazione dopo le piogge riduce altamente le infezioni purché siano freschi e diluiti in acqua non clorata.
Sulle colture ci sono una serie di accorgimenti affinché ci siano dei buoni risultati, pena l’inefficacia. In alcuni casi si hanno dei risultati importanti ed aiutano a limitare l’impiego di altri antiparassitari consentiti in agricoltura biologica come il rame e lo zolfo, che hanno comunque conseguenze problematiche per l’ambiente.
Su molte piante si riduce anche l’utilizzo di insetticidi biologici. Purtroppo la spinta commerciale fa sì che sul mercato ci sia una perdita di qualità e che si attribuiscano ai microrganismi probiotici attivati effetti “miracolosi” e questo anche per altri prodotti da loro derivati. È bene comunque ricordare che in biodinamica è fondamentale usare il più possibile prodotti naturali che derivano dalla propria azienda o orto e solo se non se ne può fare a meno acquistare dall’esterno.
Inoltre i microrganismi probiotici sono contenuti anche all’interno di un buon macerato d’ortica, in un fermentato di Equisetum Arvense, nel siero di latte non pastorizzato, nel letame fresco bovino, nell’acqua dei crauti e in tante altre sostanze che gli agricoltori biodinamici usano già da quasi un secolo.
Va però detto che i microrganismi probiotici attivati in commercio sono molto pratici e rappresentano uno strumento valido per tante piccole e grandi attività, come la pulizia delle stalle e dei pollai, oppure sul disinquinamento dell’ambiente ecc..
Il loro utilizzo per tanto va contestualizzato in base a tanti fattori. Attualmente è comunque una pratica che io considero compatibile con l’agricoltura biodinamica e vedrei anche la possibilità di includere i micorganismi probiotici nei disciplinari di produzione biodinamica tra le sostanze possibili per il controllo delle patologie, specie su quelle coltivazioni dove è bandito l’utilizzo del rame.
L’impiego dei microrganismi probiotici attivati è una buona pratica, ma non sostituisce in nessun caso l’uso e la funzione dei preparati biodinamici, fondamentali per avere un prodotto sano e di qualità.

 

2 thoughts on “I microrganismi probiotici commerciali e la loro compatibilità con l’agricoltura biodinamica (seconda parte)

  1. valter

    Salve a tutti, da quest’ anno ne sto’ facendo periodicamente uso, ultilizzo sia gli EM per il suolo, che quelli per la parte fogliare della pianta, integro questi prodotti ai macerati di ortica ed equiseto, li considero come parte integrante nell’ agricoltura biodinamica, tutto aiuta e tutto è in simbiosi con la pratica biologico dinamica per ottenere piante sane e produttive, purtroppo anche quest’ anno il tempo meteorologico non aiuta e le patologie che personalmente ho rilevato nel frutteto restano abbastanza compromettenti nel risultato finale.
    Valter

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    1. admin Autore articolo

      Caro Valter,
      devi tener conto che per avere risultati efficaci con i microrganismo effettivi, i trattamenti vanno sempre eseguiti dopo ogni pioggia. Se ad esempio durante la settimana piove cinque volte, anche se si tratta di pioggie da 1-2 mm, le spruzzature vanno eseguite 5 volte. I trattamenti non danno copertura, ma hanno un’azione immediata sulla possibile infezione. Per cui bisogna distinguere le tecniche dell’ambito hobbistico da quello professionale.
      Buon lavoro,
      Paolo

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